Carnevale

Anche il carnevale rappresenta un appuntamento importante, espressione dello spirito goliardico di queste genti, che con le antiche maschere di "S'Urthu" e "Su Ceomo" ripropongono riti e misteri del culto pagano di Dionisio.

Le maschere predominanti nella "`trenodia" carnevalesca sono quelle bestiarie che propongono travestimenti traslati dal mondo animale: montone-toro, muflone, pecora, cavallo, a significare il "bagaglio" di cui un uomo-pastore doveva disporre per essere considerato un "balente".

Denominate "buttúdos", da "bottúdo" montone non castrato, o "mascheras bruttas" in contrapposizione alle "mascheras límpias". (maschere pulite del Carnevalone), vennero dal Wagner così esemplificate:
"maschere cenciose e sudice, dal vestito a sbrendoli, ricoperte di pelle, tinte di fuliggine, che l'ultima sera di carnevale cantano parodie carnevalesche e impauriscono i ragazzi e le ragazze".Erano quei travestimenti animaleschi che i sermoni di S' Agostino, dedicati alle "calende" di gennaio condannavano. La Chiesa vietava l'uso della maschera bestiaria munita soprattutto di corna, per il suo traslato figurativo demoniaco.
L,’úrthu", maschera ricoperta interamente di pelle di montone o di caprone di color nero, con un grosso campanaccio legato al cono, costituiva l'epicentro del rito simbolico, sul quale gravitavano gli altri "buttudos". Veniva tenuto al guinzaglio da un conducente tramite una pesante e rumorosa catena di ferro, ed aizzato ad avventarsi sulla gente e particolarmente sulle ragazze che dovevano gioco forza subire le sue "esuberanze", quando non riuscivano a svincolarsi.